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squilibrio metabolico - malattia - degenerazione

La soluzione convenzionale

La medicina convenzionale non ha nulla da offrire, non importa quanto simpatico sia il dottore. Il paziente viene mandato da molti specialisti per numerosi, costosi ed esasperanti esami e test. Tutti i test tornano indietro come “normali” e così la richiesta di aiuto va avanti e continuano e continuano fino a quando il paziente non esaurirà la pazienza, il denaro o gli specialisti a cui rivolgersi. Lo stesso scenario può ripetersi anche per coloro che si rivolgono ad una serie di professionisti di medicina alternativa.

Come un paziente brevemente mi spiegò: “Ho speso 10 mila sterline in esami per sentirmi dire dai dottori che ero malato, ma quello lo sapevo già prima”! Fino a quando non ci si indirizza alla causa profonda e radicale del problema, non esisterà nessun trattamento che ci offrirà un successo a lungo termine . I trattamenti convenzionali, così come esistono oggi, sono quasi esclusivamente interessati a ridurre gli effetti dei sintomi. Questi farmaci usualmente consistono in sostanze che riducono la risposta del sistema immunitario, farmaci steroidi come il prednisolone o il cortisone, etc.

Questi farmaci, quando vengono usati per la sclerosi multipla, ad esempio, possono risultare molto utili, ma essi sono mirati esclusivamente ad un sollievo della sintomatologia, a rendere la vita più facile a breve termine per il paziente. Non possono essere presi al lungo termine a causa degli effetti collaterali pesanti come ad esempio l’assottigliamento della pelle, il gonfiore del volto (faccia di luna) e l’incrementato rischio di cancro.
Essi sono, dopo tutto, soppressori del sistema immunitario e annullando le vostre difese immunitarie, sono destinati a darvi problemi,nel lungo periodo.

Altri farmaci sono stati creati solo per impedire le contrazioni e i dolori muscolari. Persino la somministrazione di L- DOPA nei pazienti di Parkinson funziona solo per un tempo limitato, di solito questi farmaci sono molto efficaci all’inizio, ma dopo un po’ rimangono solo gli effetti negativi, mentre tutte le risposte positive se ne sono andate per sempre.

fonte: Odontoiatria Tossica

Fibromialgia - chimera e malattia che c'è ma non si conosce

La fibromialgia ormai è diventata la malattia del popolo.

Nato, almeno il termine "fibromialgia", come sigla di comodo, per descrivere con una parola senza alcun valore descrittivo da parte della medicina convenzionale per comprendere un bacino vastissimo di malati, per cui non esiste un approccio ezio-patogenetico e non si è trovata la solita strada farmacologica . Mancano alla medicina convenzionale le capacità analitiche e di comprensione per decifrare fenomeni multifattoriali e quindi sindromi che partono da un insieme di cause e creano condizioni di disagio da non attribuire al solito virus, battere o al colesterolo. 
Dall'altra parte ci sono tanti tentativi nella scena empiristica che cercano con risultati incoraggianti ma non del tutto risolutivi di trovare risposte concrete. Un movimento interessante è il sito: FIBROMIALGIA e DOLORE CRONICO LE NUOVE FRONTIERE NON SOLO FARMACI del famoso Antonio di Carlo , il quale è davvero riuscito con uno spirito un po' da patacca, un po' da messia, un altro po' da informato sui fatti da creare una piattaforma sull'autoguarigione per i cosiddetti pazienti fibromialgici e propone un concetto nutrizionistico , che ha aiutato a tanti soggetti di ridurre i loro sintomi dolorosi. 
La medicina integrativa era già partita 30 anni fa con concetti del genere e con risultati validi ma parziali di affrontare questa e altre malattie.
Oggi sappiamo di più: conosciamo il termine : atopia in riferimento alla permeabilità intestinale, la"leaky-gut" sindrome, riusciamo valutare il problema dell'alimentazione chiamata moderna, dell'intossicazione che parte in bocca, nell'intestino e nell'ambiente circostante e dello stress che arriva fino ai surreni (psico - neuro - immunologo - endocrinologo ), dell'elettrosmog ecc. 
Ecco oggi posso vantare, che se il paziente malato cronico si rende disponibile ad affrontare questo cantiere complesso, la guarigione ci sarà!!
Quello che mi stupisce però è di essere confrontato con tantissime persone, che pur soffrendo, altro fanno che chiacchiere, di perdersi con una certa voluttà in un bicchiere d'acqua, di non poter abnegare neanche di un po' alle loro abitudini dannose e di continuare quindi il loro calvario. Ma??

Bruciore di stomaco e antiacidi

Un terzo della popolazione occidentale si stima che soffra di “bruciore” gastrointestinale e parte di queste persone lamenta disagio giornalmente. Se consideriamo che la cura di elezione è l’utilizzo degli inibitori di pompa protonica “PPI”, dove la loro assunzione giornaliera nel 2003 era di 2 persone su 100; ed oggi si è arrivati a 7,5 su 100. E se rapportiamo questo numero ai milioni di persone residenti nella sola Europa, viene evidente quanti individui siano toccati dal problema. Considerato questo, siamo davvero certi che questi farmaci debbano continuare ad essere considerati il trattamento di elezione, e che siano esenti da disturbi a lungo termine?
Questi farmaci assunti continuativamente sono molto tossici avendo come reazione collaterale peggiore a lungo termine il depauperamento di bicarbonato, sostanza più importante nell'organismo per sostenere il bilancio acido - base !! Conseguenze sono tutte quelle malattie che nascono da questo deficit come cancro, infarto, ictus ecc.
Sarebbe più opportuno occuparsi delle vere cause dell'iperacidità dello stomaco, che si possono benissimo eliminare.

Riassunto malattie dello stomaco ed uso dei farmaci oggi assunti

Oltre alle cause solitamente descritte di gastrite come stress, abuso di farmaci antidolorifici, alcol e fumo, la condizione alla larga più importante è invece la disfunzione dell'apparato digerente sottostante allo stomaco e quindi intestino, fegato, pancreas e bile. La debolezza di questi organi, in genere da sovraccarico alimentare comporta :

- un ristagno a livello dello stomaca, che non si riesce svuotare con facilità

- un aumento per via riflessa dell'attività dello stomaco, che deve sopperire alla debolezza degli organi cooperanti

- alterazioni del bilancio acido - base che comporta in genere una riduzione della riserva alcalina e con ciò la riduzione della difesa della mucosa gastrica contro l'impatto dell'acido muriatrico

Fa parte di questo deterioramento riflesso la formazione dell'ernia iatale 

Concausa di gastrite e bruciore è l'alterazione della flora batterica dello stomaco, popolazione dell' elicobacter , e dell'intestino, riduzione della flora protettiva, lactobacilli e bifido, da cui risulta una forte debolezza di tutte le mucose. La flora è determinata sia dall'ingestione di microbi - ambiente e denti, sia dalle condizioni di vita che gli offre l'organismo. 

La terapia della gastrite quindi consiste in questi parametri:

- risanamento dell' intestino e dei suoi organi annessi

- risanamento dei denti, che perdono i loro aspetti fognari

- poi certamente evitare i soliti abusi, dal fumo fino ai farmaci gastrolesivi. 

I farmaci solitamente assunti, gli inibitori dell'acidità (PPI)o gli antiacidi sono solo trucchi di neutralizzazione, altamente tossici a lungo  termine e possibilmente da assumere solo per brevi periodi o in modo alternato. 

Helicobacter Pylori

L'Helicobacter Pylori, il batterio dello stomaco - grande scoperta in gastro - enterologia, che da trentanni or sono viene combattuto in ogni modo, oggi con una tripla combinazione di antibiotici, per curare gastriti ed ulcere. Esso sembra essere responsabile di causare il carcinoma gastrico, e quindi trattasi di un nemico davvero pericoloso. 

Sono un po' cambiate le interpretazioni del significato di questo germe. Infatti dopo la sua scoperta da parte di un ricercatore australiano e l'attribuzione del suo ruolo di essere agente eziopatogenetico di ulcere e cancro dello stomaco, si cercò di eradicarlo in ogni caso, qualora rilevato tramite esame gastroscopico e anche tramite test dell'aria espirata con indagine radio - isotopico (C14-Urea-Breath-Test).

In seguito fu ridimensionata la terapia, perché studi più recenti mostrarono, che l'eradicazione del germe a ogni costo e in assenza di lesioni tipiche quali gastrite ed ulcera e quindi a scopo di prevenzione, non mostrava alcun vantaggio. In altre parole, la pura presenza del germe in qualità di commensale in persona sana non desta alcuna preoccupazione! E ancora, analisi di screening di collettivi di persone sane dimostrano un ampia distribuzione dell'Helicobacter nella popolazione (50%). 

Come si possono interpretare questi dati?

Sembra che l'Helicobacter sia un germe in qualità di commensale (germe apatogeno in condizioni stabili e con ecologia gastro - intestinale congrua ) e solo riducendo le difese della mucosa gastrica - dovuta a fattori o costituzionali o tossici -  esso acquista il suo ruolo terrifico da cofattore del cancro dello stomaco. Si presta l'analogia con il solito lombrico, che sulla mano della persona sana non aggredisce l'incolumità della persona, mentre nel cadavere, privo di difese partecipa alla sua rimozione. 

E' un esempio di come con questo tipo di interpretazione si capovolge la dottrina di Robert Koch, che il germe sia il nemico esterno al numero 1, responsabile per ogni male, e basta abbatterlo con antibiotici, torna la salute!!

Seconda domanda è, qual'è la provenienza di Helicobacter Pylori.

Qui sempre in base alle tesi semplicistiche della medicina ufficiale, fedele delle tesi di Koch, proposte ormai 100 anni fa, l'unica via immaginabile di trasmissione del germe sia da uomo a uomo per contatto diretto o per ingestione delle escrezioni altrui.

Ora sappiamo pure da 100 anni, dai tempi di Weston Price, che è la bocca piena di microrganismi, che si adattano al suo stato di salute. Quindi in presenza di alterazioni patologiche, gengiviti, carie, tonsilliti, denti cadaverici, qui troviamo una vera fogna con germi appunto da fogna, i cosiddetti anaerobici, e germi da putrefazione.

E ecco che un altro scienziato critico, il Prof. G. Enderlein, 50 anni fa descrisse il fenomeno, definito pleiomorfismo, che caratterizza la normale tendenza di ogni microrganismo, di alterare le sue qualità, la sua morfologia, la sua patogenicità a seconda delle condizioni che trova. Con queste ricerche Enderlein dimostrò, che un commensale innocuo o un germe a basso potere patogeno o di penetrazione possa evolvere a una bestia ferocissima, qualora le condizioni del corpo ospite si siano deteriorate già prima in uno stato di sfacelo, indebolimento delle difese e quant'altro. 

Come lo affermava già il famoso Claude Bernard: “ le microbe n’est rien, le terrain c’est tout” (“il microbo non è nulla, il terreno è tutto”), sappiamo o comunque lo dovremmo saper meglio, che se distruggiamo il nostro organismo con abitudini di vita maldestre, con focolai in bocca e quant'altro, allora i germi che si trovano in contatto con noi, o all'esterno o all'interno, possono alterare le loro funzioni, perdere magari il loro ruolo simbiotico, ed aggredirci oppure quelli esterni vincono le nostre barriere immunitarie rimaste e ci danneggiano. 

Ora sappiamo, che l'Helicobacter proviene in parte si dall'esterno, dall'altra parte popola però anche le tasche della paradentosi, le carie e gli altri focolai; e persino si sviluppa - in base agli studi di Enderlein -  da precursori apatogeni della bocca, evolve verso la sua forma patogena e va a popolare lo stomaco, essendo resistente all'ambiente acido e trovando una nicchia già preparata per lui dall'ingestione continua di detriti putridi dalla bocca a causa delle varie degenerazioni infiammatorie. 

La conclusione quindi è che una vera terapia dell'infestazione da Helicobacter Pylori consiste in un risanamento totale, in un cambio degli abitudini piuttosto che in una terapia tripla di antibiotici, che comunque non risolve il problema in modo definitivo, ma dopo un periodo di assenza di dolori gastrici c'è la recidiva sicura o addirittura si descrivono ormai le resistenze al trattamento.

 

 

 

 

L’intestino – la radice dell’albero della vita

Chi mai ci pensa, che mangiando e bevendo per soddisfare alle propri esigenze energetiche, l’anello di mezzo, l’apparato digerente, ha una sua capacità limitata a smaltire e rendere assorbibile tutto ciò che vi arriva. Egli al contrario che si pensi ha una strutture alquanto vulnerabile, possiede un ecosistema facilmente da deteriorare, ha una sua necessità di cura, di fasi di riposo, di manutenzione.

La complessità dell’intestino è enorme: ha una superficie distesa di 300 – 1000 mq, è pieno di vili e cripte,  possiede diversi tipi di mucosa con svariate generi di cellule, che permettono funzioni d’importanza basilare per il sostegno delle altre parti dell’organismo.

Fu Franz Xaver Mayr (1875-1965) , medico austriaco che sin dall'inizio della sua attività  aveva riconosciuto il ruolo centrale dell'apparato digerente nel mantenimento dello stato di salute della persona. Paragonava l'intestino al sistema radicolare della pianta-uomo: se le radici sono sane e pescano in un terreno fertile, anche l'intero albero sarà sano e forte; se le radici pescano in un terreno tossico, tutto l'albero si avvelenerà. Questi concetti, vecchi di millenni, furono da lui sviluppati in maniera originale, sia dal punto di vista della diagnosi (riconoscimento dei segni clinici del cattivo funzionamento del corpo ben prima che compaiano i disturbi classici della malattia), sia dal punto di vista della terapia.

  Le funzioni dell’intestino sono di natura molto differenti:

 -  da un lato è l’organo destinato a ricevere, digerire, differenziare il cibo che gli arriva, portare all’assorbimento ed assimilazione la parte utile, ed avviare alla fuoriuscita dall’organismo le parte superflue oppure non desiderate ad essere introdotte nel metabolismo.

- d’altro canto è l’intestino in cooperazione con il fegato con il suo movimento peristaltico continuo e possibilmente armonico la pompa per il flusso dei liquidi corporei extravasali – la linfa. Nel regno animale questa funzione è tanto più importante quanto più grandi sono le dimensioni del soggetto  in questione. Un elefante, una balena ecc  vivono quasi esclusivamente dalla rotazione di questo viscere, nutrito con masse di sostanze vegetali  senza particolare valore energetico e nutritizio, rimuginano costantemente ecc, tutto ciò per tenere in continua attività la sua funzione pompante e di seguito il ricircolo della linfa, che drenandosi e rigenerandosi nutre e drena a sua volta le cellule del corpo.

- altro impegno è il rapporto con l’immunità. Il sistema immunitario si trova in larga parte attorcigliato attorno all’intestino, lo riveste come un guaina e vive  in contatto diretto e continuo con le particelle assorbite, le quali ad opera delle cellule imunocompetenti  subiscono un controllo della loro compatibilità ed utilità per l’organismo e sono ancora convogliate verso l’entrata nel sistema linfatico o verso il drenaggio esterno.

 Da quanto esposto segue l’estrema importanza per l’omeostasi ovvero il sostenimento della vita.

Si intuiscono inoltre facilmente, quali possano essere le ripercussioni per l’organismo di disfunzioni dell’intestino:

- riguardano tutte quelle patologie dell’apparato digerente stesso, dalla flatulenza fino al cancro

-  la linfostasi, condizione di rallentamento del flusso dei liquidi extravasali con conseguente ripercussione di ogni organo del corpo. Genera autointossicazione delle cellule con sindromi che dal reumatismo, attraverso l’insufficienza cardiaca va alla degenerazione cancerosa di ogni tipo

- il contatto alterato fra intestino e immunità poi genera le tre disfunzioni di questo ultimo: il deficit immunitario con mancata difesa, le allergie con reazioni alterate verso agenti esterni, le malattie autoimmunitarie, l’autodistruzione per mancato riconoscimento del “self”. Queste tre possibili disfunzioni sono denominate “atopia , ovvero l’immunità alterata.

 E’ facile ancora da dedurre, che un approccio olistico, basale e vero alle patologie dell’essere vivente difficilmente possa evitare la concentrazione in prima vista sull’intestino, che almeno nelle malattie croniche di tutto l’organismo riveste  sempre un ruolo di corresponsabilità eziopatogenetico.

 D’altronde sembra obbligatorio, che nasca sia nella medicina preventiva sia in quella curativa il presupposto, di appellare alle masse di malati di ogni genere di occuparsi della propria digestione, e questo nel senso descritto di sopra, piuttosto di valutare la mera fuoriuscita di feci in quantità e regolarità adeguate come segno di salute.

 

Osteoporosi e acidosi latente

Ogni anno solo in Italia si contano più di 70 mila fratture dovute all'osteoporosi, la malattia che dopo la menopausa colpisce una donna su quattro, interessa il 30% dei posti letto negli ospedali italiani. L'aspetto più preoccupante di questa patologia è che si tratta di una malattia in espansione, tanto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che nel 2050, a livello mondiale, le fratture del femore per osteoporosi passeranno dall'attuale milione e mezzo all'anno a ben 6 milioni.

Da qui l'importanza di un'efficace prevenzione basata su  due capisaldi principali:

-  l'attività fisica (il moto stimola la formazione della massa ossea) e

-  l’alimentazione

  Finora si parlava monotonamente del calcio come unico elemento nutritizio favorevole in merito.  Sempre l'Oms raccomandava l'assunzione di almeno 800-1.500 mg al giorno di calcio.  Ma prima ancora di smascherare quelli che sono i più diffusi luoghi comuni sul calcio e la sua assunzione attraverso i cibi, è necessario fare un passo indietro per capire meglio l'origine e le cause dell'osteoporosi e il modo più efficace con cui si può prevenire.

La causa dell’osteoporosi non è singola, trattandosi di una sindrome complessa

L'osteoporosi è la più frequente delle malattie metaboliche delle ossa. Per la medicina allopatica la causa è rimasta ancora sconosciuta.

Concretamente si tratta di una riduzione della massa e della densità dell'osso. In altre parole, si registra una rarefazione della trama, l'osso colpito si presenta rarefatto, bucherellato, e contemporaneamente vi è una riduzione del numero e dello spessore delle trabecole dell'osso spugnoso. La conseguenza diretta di questo stato di cose sono le fratture: le ossa più colpite sono le vertebre e il collo del femore.

Sicuramente un ruolo importante svolge la predisposizione ereditaria, ma vi sono poi forme secondarie di osteoporosi dovute ai farmaci (corticosteroidi, come il cortisone e altri simili) e a specifiche patologie e disfunzioni (ipertiroidismo, diabete, insufficienza gonadica). La menopausa con seguito il declino del livello ormonale soprattutto femminile – in minor grado riguarda anche i maschi nel “climaterio virile” – rispecchia senz'altro una concausa di rilievo per l’indebolimento osseo.

 Le manifestazioni più rilevanti sono di solito a livello della colonna e della pelvi, il sintomo più frequente è un dolore alla schiena con irradiazione al territorio di distribuzione della radice nervosa interessata, dovuto al collasso di un corpo vertebrale; quindi dolori al dorso e deformità della colonna.

Non è solo colpa del calcio

Per molti anni l'osteoporosi è stata legata alla semplice carenza di calcio e all'incapacità di fissare questo minerale nelle ossa. Le terapie convenzionali erano quindi basate principalmente sulla supplementazione di calcio, su un'alimentazione ricca di latticini e sull'assunzione di calcitonina, ormone che stimola la fissazione del calcio sulle ossa.

 L'alta incidenza di osteoporosi nei paesi in cui il consumo di latticini è alto è un'ulteriore indicazione della sua inefficacia nel contrastare il problema della ossa fragili.

 Un più recente report dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e della FAO sulle evidenze raccolte sul problema osteoporosi, indica che per la maggior parte delle persone sembra non esserci più alcuna correlazione tra un aumento dell'introito di calcio e una diminuzione del rischio di fratture ossee.  E’ interessante osservare che nell'osteoporosi quasi sempre i livelli di calcio nel sangue (calcemia) sono normali, quindi compresi tra i 9 e i 10 mg/dl.

 L'alimentazione moderna comprende cibi raffinati e molto proteici che lasciano molti residui acidi che il corpo si trova costretto a neutralizzare in vario modo. In primo luogo, l'eccesso di acidi viene compensato dal sodio il cui serbatoio naturale è il muscolo; in seconda istanza viene consumato il fosforo, e se l'acidosi persiste l'ultimo baluardo della riserva alcalina è proprio il calcio che viene mobilizzato dall'osso.

Per questo motivo un eccesso di latte vaccino e derivati, in quanto acidificanti, può sottrarre calcio dalla matrice ossea per ristabilire un pH normale all'interno dell'organismo. Se anche il calcio non basta, per ridurre l'eccesso di acidità l'organismo libera ammonio dai reni, si tratta però di una soluzione, che crea più danni che benefici, in quanto l'ammonio si diffonde principalmente nelle strutture adipose e va a legarsi ai ricettori destinati ad accogliere il GH, un ormone molto importante che svolge una preziosa funzione contro l'invecchiamento.

Le raccomandazioni OMS/FAO per l'osteoporosi indicano di mangiare più frutta e verdura piuttosto che affidarsi ai latticini per assicurarsi una buona salute delle ossa. 

Il segreto si svela con la considerazione del metabolismo acido-base, il quale si tiene in equilibrio fra altro con la neutralizzazione di un

-  iper - apporto o iper - generazione di acidi  con il

-  riassorbimento dall’altra parte di sostanze alcaline

 da tutte le parti dell'organismo ovunque stiano a disposizione, come nello scheletro, nella muscolatura ecc.

Siccome il latte nella sua trasformazione scremata contiene una grossa densità di proteine, che vengono rapidamente assorbite  ancora come frammenti di proteina originale  - fortemente acida, l'apporto di calcio, che pure è contenuto nel latte in grosse quantità, non compensa a livello dei tessuti l’acidosi latente che si crea. Il bilancio si rende negativo a scapito dell'osso.

Cos'è quindi di aiuto?

  1. Esercizio fisico. Praticare ginnastica e movimento aerobico e dolce è molto utile, poiché l'esercizio è  fondamentale per stimolare la fissazione del calcio nelle ossa.  E' stato dimostrato che donne in menopausa hanno beneficiato di un aumento di densità ossea delle vertebre lombari pari al 2% in seguito a 9 mesi di ginnastica che consisteva di esercizi della durata di 50-60 minuti per tre volte alla settimana. Gli esercizi più efficaci per prevenire l'osteoporosi sono quelli che prevedono il "trasporto del proprio peso". Quindi sono molto utili le passeggiate, lo jogging, l'aerobica, il ballo; mentre non danno il risultato sperato il nuoto e gli esercizi da seduti e da sdraiati. La forza di gravità è un importante stimolo per l'osso, pensiamo agli astronauti che soffrono di osteoporosi al ritorno dai lunghi viaggi in assenza di gravità.
  2. Alimentazione equilibrata, completa, ben tollerata e ben ingerita                                 Importanza primaria hanno  le condizioni complesse a generare l'acidosi alla base anche dell’osteoporosi, non il singolo alimento. Quindi la pancia malata a causa di un'alimentazione incongrua, non masticata, sotto stress, fumo ecc. Poi ci sono gli alimenti più o meno acidi - le proteine sono gli alimenti più acidi. Ma mentre la carne in concerto con la verdura e il grasso crea una condizione favorevole nell'intestino e mantiene con ciò un ambiente ecologico stabile (ph), il latte scremato quindi senza il grasso necessario è l'acidificante peggiore. Poi certamente vengono gli zuccheri che creano un ambiente di fermentazione e quindi acidità. I nostri antenati non avevano ne latte ne zuccheri o carboidrati raffinati. L’alimentazione deve seguire innanzitutto alle capacità digestive dell’individuo, alla si tolleranza. Questa sarà tanto maggiore, quanto esso si trova al suo agio, in sintonia con il mondo. Vuol dire: è equilibrato, non fuma, ha il tempo necessario per se e il suo apporto nutritizio – mastica !!
  3. Sostituzione di integratori: utili sono per persone a rischio o con la malattia conclamata integratori alcalini, vitaminici e minerali con formule possibilmente complete.
  4. Sostituzione ormonale: ancora per persone a rischio o con la malattia conclamata, in prima linea donne in menopausa, è utile la sostituzione ormonale moderna, che ha tirato le conseguenza dal fiasco della farmacoterapia pseudo – ormonale del passato, che in genere non ha favorito l’andamento dell’osteoporosi, ha altresì generato tanti altri problemi come ad esempio l’incremento della morbilità neoplastica. 

 

 

Raffreddore – farmaci da evitare se si vuole guarire

La rinite nella sua variante infeziosa è l’infiammazione della mucosa del naso da raffreddore o che accompagna le comuni malattie delle vie aeree superiori da deterioramento climatico.

Consiste nel rigonfiamento delle mucose e dell’aumento delle secrezioni provocando sternuti, rinorrea e difficoltà alla respirazione nasale.

Il riflesso immediato del malato in questione è di ricorrere agli spray decongestionanti.

Questi utilizzati con parsimonia e solo poche volte possono migliorare la sintomatologia.

Purtroppo accade però in genere, che i sintomi non si attenuano in modo soddisfacente e il paziente tende a protrarre l’uso degli spray. Succede in questi casi, che s’innesca un ciclo vizioso che consiste dopo un breve periodo di sollievo in un peggioramento soprattutto dell’occlusione nasale, che porta il paziente a ripetere l’utilizzo, aggravando la reazione delle mucose. E purtroppo con il passare del tempo, non sono solo le mucose del naso vanno in ipertrofia persistente con ipersecrezione continua oppure secchezza e sensazione di attrito, ma gli effetti negativi si espandono a tutte le mucose vicine, quelle delle vie aeree, degli orecchi, delle cavità sinusoidali, persino dello stomaco.

Conseguenza riscontrata di frequente nell’evoluzione del raffreddore semplice è l’aggravamento con forte mal di testa, faringite, bronchite ecc, che appunto non è dovuto alla virulenza presunta di un virus fantomatico, ma all’applicazione degli spray !

A lungo termine, nei casi di uso prolungato degli spray decongestionanti si crea una patologia di dipendenza con la distruzione delle mucose.

La domanda, che sorge, perché una sostanza che “decongestiona “ e quindi allieva i sintomi fastidiosi quali l’otturazione e l’ipersecrezione del naso, possa scatenare delle reazioni talmente sfavorevoli e a lungo termine, anche gravi.

La risposta sta nel meccanismo d’azione della sostanza farmacologica, che è contenuta in tutti gli spray in questione: la xilometazolina o anche nafazolina. Sono sostanze ad effetto di vasocostrizione e provocano quindi un ischemia del tessuto ivi applicate, da paragonare con l’occlusione di un vaso nel cervello che provoca un ictus o di un’arteria coronarica con seguito di infarto cardiaco. Certamente trattasi di reazioni meno drastiche ma comunque dannose per il territorio mucosale in questione.

Al mio parere l’indicazione all’uso di questi vasocostrittori è da porre in termini strettissimi e l’uso indiscriminato dal popolo dei raffreddati è da proibire da chi è responsabile per il controllo dei farmaci.

Le alternative sono tante in caso di congestione delle mucose: terapie omeopatiche, inalazioni , sale, probiotici locali e anche antinfiammatori sistemici. Saranno tutti meno potenti nel primo giorno di patimento da raffreddore, ma favoriscono la guarigione invece di ostacolarla e di gonfiare la sintomatologia fino ad arrivare a una vera malattia delle vie aeree.

Qui riporto un bel riassunto dei rimedi efficaci e innocui da applicare alle mucose nasali congestionate: Combattere il naso chiuso con i rimedi naturali

L’altra categoria da evitare in caso di rinite da raffreddore e anche nella maggior parte delle sindromi da allargamento della rinite quali: la bronchite, la sinusite, il catarro del timpano ecc sono gli antibiotici. L’uso di queste sostanza è assurdo, trattandosi di malattie virali, che tipicamente a antibiotici non rispondono. 

L'energia vitale e la sua variazione durante la vita

L'energia vitale è la forza dentro di noi che ci fa vivere, magari anche stare bene o quando è ridotta, di patire per sopravvivere. 

Di certo l'energia vitale non può essere uguale in tutti gli individui, già il punto di partenza varia in base alla genetica, alle condizioni della nascita, dalla salute dei genitori. Però esiste una statistica sullo sviluppo mediano dell'energia vitale nella popolazione, rappresentata nel seguente grafico:

 

L'energia vitale dalla nascita cresce verso l'età di trent'anni in quasi tutti gli individui in modo costante tranne in un piccolo scarto di persone, che per cause genetiche ed altre sono destinate a morire presto. 

Questa crescita della forza di vita è indirizzata al mantenimento della specie, ai trent'anni l'uomo medio ha prodotto la sua progenie, i figli, che ancor'oggi almeno nei paesi del terzo mondo già a loro volta si sono moltiplicati,  il capo stipite perde la sua importanza di sorveglianza e dal punto di vista della successione se ne può andare. Nei tempi passati e ancor'oggi nei paesi a basso standard la moria della generazione dei genitori comincia appunto ai trent'anni.

La considerazione chiave quindi è il presupposto, che l'aumento dell'energia vitale fino ai trent'anni prescinde  dalle condizioni di vita, quasi tutti ci arriviamo a quest'età, ma taluno dopo si spegne, altri si ammalano, altri ancora invece mantengono la loro forza, accumulata ai trent'anni fino ai cinquant'anni.

Queste variazioni ora dipendono del tutto dalle condizioni di vita nei primi trent'anni di vita. C'è chi vive a seconda delle sue esigenze biologiche, mangia e beve sano e non si intossica, manterrà la sua energia fino ai cinquant'anni. C'è al contrario chi o non trova nel suo ambiente condizioni favorevoli alla sopravvivenza o chi le trova ma non le adopera, il giovane del mondo occidentale, che se ne frega, non bada alla salute ma agli sfizi, tanto, non si accorge, e arriva all'età fra trenta e cinquant'anni con una sindrome da indebolimento energetico, soggetto alla medicina di riparazione. 

Oltre il limite dei cinquant'anni il declino è obbligatorio e ancora dipende il grado di deterioramento delle condizioni fisiche dalla vita fatta in precedenza e soprattutto nei primi trent'anni.

Questa visione purtroppo nel mondo d'oggi, che vive il momento e si fida delle capacità di riparazione della medicina, difficilmente si riesce trasportare alla gente giovane, perché soggettivamente  non sentono ancora i segni dell'indebolimento futuro, e innanzitutto sono persuasi dalla pubblicità che esprime la filosofia della vita capitalistica, che comunque tutto sia fattibile, ricuperabile, acquistabile con i soldi, anche la salute e la longevità. 

L'epidemia delle malattie croniche ci insegna purtroppo il valore fittizio di questi presupposti. 

La Terapia Metabolica - via fondamentale della terapia e prevenzione del cancro

Cancro - degenerazione maligna non più controllabile dall'organismo - è la conseguenza estrema dello scompenso dell'omeostasi, cioè del potere di autoguarigione, regolazione e adattamento sintonico della vita alle sue esigenze. 

In altre parole: il bidone traboccante senza possibilità spontanea di rientro. 

Per capire quindi le cause e con ciò le vie d'uscita del cancro bisogna addentrarsi in questo bidone.

Approccio assolutamente da prendere in considerazione è la cosiddetta " Terapia Metabolica" che segue all'opera del dott. Gerson.

Da consigliare la lettura del libro: Guariti dal Cancro senza Chemio del

Dott. GIUSEPPE NACCI.

La Terapia Metabolica è oggi rappresentata da molte varianti, ognuna delle quali porta il nome del medico che l'ha rappresentata.

Sostanzialmente, però, si può parlare di terapie simil-gersoniane, in ricordo del medico tedesco Max Gerson, che per primo intuì l'estrema importanza di un ritorno della Medicina sui quei lontani valori classici del corretto utilizzo dell'alimentazione, non solo come presidio di prevenzione contro le malattie, ma anche come vero e proprio modello terapeutico per le grandi malattie cronico-degenerative del XX secolo, ripercorrendo così, dopo oltre 2.500 anni, i concetti e i pensieri che erano già stati enunciati dal grande medico greco Ippocrate di Kos, fondatore della medicina occidentale.

 

Documentario sulle cure proibite del cancro - Guarire dal tumore è possibile.

 

Atopia - meccanismo di sofferenza e malattia


“La atopia è una sindrome caratterizzata da una tendenza ad essere "iperallergici"
. Una persona affetta da atopia si presenta tipicamente con una o più delle seguenti operazioni: eczema (dermatite atopica), rinite allergica (febbre da fieno), congiuntivite allergica o asma allergico . I pazienti con atopia hanno anche una tendenza a sviluppare allergie alimentari.

Reazioni atopiche sono causate da reazioni di ipersensibilità localizzata ad un allergene. L' atopia sembra mostrare una forte componente ereditaria . Uno studio conclude affermando che il rischio di sviluppare la dermatite atopica (3%) oppure atopia in generale (7%) "aumenta di un fattore due se già qualche membro di primo grado della famiglia soffre di atopia

Si ritiene che anche i fattori ambientali giochino un ruolo nello sviluppo dell'atopia, e l'"ipotesi dell'igiene" è uno dei paradigmi ad oggi disponibili che possono spiegare il forte aumento d’incidenza delle malattie atopiche. Questa ipotesi propone che l'eccesso di "pulizia" nell'ambiente di un infante o di un bambino possa portare a una diminuzione del numero degli stimoli infettivi che sono necessari per il corretto sviluppo del sistema immunitario. La riduzione dell'esposizione a stimoli infettivi può determinare uno squilibrio tra elementi di risposta infettiva ed elementi di risposta allergica all'interno del sistema immunitario.

Alcuni studi suggeriscono anche che la dieta materna durante la gravidanza possa essere un fattore causale nelle malattie atopiche (inclusa l'asma) della prole, suggerendo che antiossidanti, alcuni lipidi, ed una dieta mediterranea possano aiutare a prevenire le malattie atopiche.”

Fonte : http://it.wikipedia.org/wiki/Atopia

Fin qui una definizione dell’atopia, come si trova nei trattati della medicina ufficiale. Responsabile sarebbe la genetica, mediatore il sistema immunitario iperergico, e l’effetto dermatite, asma, allergie e congiuntivite.

Al mio parere e in base  alle ricerche e le esperienze della medicina integrativa nei suoi campi: immunologia, disordini digestivi, tossicologia, microbiologia, odontoiatria biologica ecc, il fenomeno dell’atopia riveste uno spettro molto più ampio, poggia su dei meccanismi molto più complessi e da delle manifestazioni più ampie rispetto al punto di vista della medicina ufficiale.

Partendo dall’osservazione, che le malattie atopiche si sono moltiplicate negli ultimi decenni, riduce al mio parere notevolmente l’importanza dell’ereditarietà. La genetica, base dell’ereditarietà non cambia nel raggio di poco tempo, ma ci vogliono centinaia di generazioni per variare e adattare il codice genetico a cambiamenti ambientali.

Piuttosto deve trattarsi proprio dell’impatto ambientale, che ha portato e porta finora all’indebolimento con la conseguenza dell’ipersensibilizzazione del sistema immunitario.

C’è da chiedersi poi con quali meccanismi avvenga quest’aumento di risposta delle cellule competenti, perché si sensibilizzano in tal modo.

Bisogna tenere conto, che il sistema immunitario rimane in genere e nella persona sana a contatto non diretto con l’esterno, benché schermato dalle mucose e della cute con i vari strati di queste barriere e il processamento, che subisce qualsiasi sostanza che voglia penetrare all’interno. L’integrità delle barriere è quindi la garanzia per il funzionamento indisturbato dell’organismo, e l’immunità svolge di regola solo la parte di un ulteriore controllo delle particelle, che hanno potuto  attraversare il muro. 

In effetti, quello che si osserva è l’aumentata permeabilità delle pareti, innanzitutto intestinale, poi delle vie aeree e alla fine della cute. Il “Leaky gut sindrome” ovvia la sindrome dell’iperpermeabilità  intestinale è la migliore dimostrazione di questo rapporto, che si riesce evidenziare con la ricerca di mannitolo nel sangue dopo l’ingestione enterale. Più sale il tasso ematico dello zucchero, più permeabile sarà la parete intestinale.

La maggior parte dei soggetti affetti da disordini digestivi, dal colon irritabile o dalla colite spastica o dalla dispepsia, possiedono questa iperpermeabilità intestinale. Le diagnosi citate sono le più frequenti fra tutte le malattie e affliggono oltre il 50 % della popolazione.

Le cause non sono genetiche in primo piano bensì:

- alimentazione e cultura alimentare scorretti

- tossine negli alimenti, prodotti nell’intestino da alterato funzionamento, fumo, metalli ambientali o dalle otturazioni dentali, fumo, altre tossine ambientali, ecc

- sostanze ad azione farmacologica che deteriorano l’ecologia in loco: antibiotici, disinfettanti, vaccini, cortisone, antiinfiammatori ecc.

- fattori psichici, ormonali, metabolici

- tanti altri fattori della vita di oggi nel mondo di oggi, che sempre più contraddicono a una tenuta di vita sana e in base alle leggi della natura

Le conseguenze a livello immunitario dell’impatto violento con sostanze e particelle non più filtrate sufficientemente dalle barriere sono sostanzialmente di tre ordini:

  1. Riduzione della forza di difesa con conseguenti malattie di origine microbica (virale, batterica, da funghi e vermi)
  2. Allergie come risposta esagerata e non sufficientemente mirata dell’immunità alle esigenze di difesa, già indebolita (1.)
  3. Le malattie autoimmunitarie, fenomeno di aggravamento del disordine, con aggressione dell’immunità contro il proprio corpo

Le malattie che trovano il loro meccanismo eziopatogenetico in questa triade di distruzione delle difese seguita da ipersensibilizzazione e autoimmunità sono tantissime:

- infezioni ed infestazioni

- infiammazioni a tutti i livelli: intestino, cute, polmone, cerebro

- malattie croniche con partecipazione di fenomeni autoimmunitari quali: reumatismi, malattie cardio-vascolari, cancro, malattie neurologiche quali demenze, Parkinson, epilessie , ecc

Ergo: dal punto di vista di una medicina, che cerca di trovare rimedi utili a largo spettro, che offre la comprensione dei principi e delle regole, che stanno alla base della vita in relazione con il mondo esterno, che accetta la complessità degli eventi piuttosto di volere concentrare l’attenzione su fenomeni parziali e singolari – la nevrosi della medicina moderna – l’atopia riveste un’importanza di primissimo piano nell’ approccio a un cosmo di malattia e sofferenza, disordini, che nella medicina moderna spesso non sono capiti, rimangono nebulosi, non se ne traggono conseguenze mirate e chiare, e si sogliono abbattere i sintomi con farmaci a forte impatto, generando altri sintomi e cronicità.

Epigenetica, la nuova frontiera della biologia

I geni - quei tratti dei cromosomi, parte degli avvolgimenti del DNA - sono la base del nostro codice, della nostra pianta di costruzione. Codificano i nostri caratteri fisici e psichici, determinano quindi la nostra esistenza e con questo anche la costituzione, il terreno della salute e i difetti, le malattie.

L'idea del passato fino a 15 anni fa fu, che la genetica fosse determinante in modo quasi esclusivo per la stabilità della vita e la longevità. Si diceva che la sopravvivenza fosse dovuta a tre fattori principali, ognuno con il valore di un terzo del tutto:

La genetica -  lo stile di vita - fattori non ponderabili, quali incidenti, malattie acute.

Lo stile di vita, l'alimentazione, droghe, l'igiene, movimento, tenore psichico, fattori che sostanzialmente riusciamo almeno in parte controllare,  avrebbe quindi l'influenza di un terzo su salute e morte.

L'epigenetica, concetto nuovo nella biologia genetica, questa capsula complessa, che avvolge i geni, ne determina l'espressione, agevola i buoni e smorza gli svantaggi degli sfavorevoli, questa struttura si è interposta all'interfaccia fra geni e stile di vita. Il suo funzionamento rimane valido, fin quando lo stile di vita, l'apporto di energia, di alimenti utili, di vitamine e minerali e l'assenza di tossine e ossidanti ne garantiscono l'integrità. 

Ergo: fin quando viviamo in modo saggio e non ci carichiamo di tossine, focolai, pance piene di fermentazione e putrefazione ecc. quest'epigenetica ci protegge almeno in parte dall'esordio di malattie croniche, per cui esiste la codificazione genetica ereditata dagli antenati.

La formula della sopravvivenza variata diventa quindi:

genetica - epigenetica - stile di vita - fattori non ponderabili

Il ruolo dello stile di vita, che influenza l'epigenetica è nettamente aumentato.

Epigenetica, la nuova frontiera della biologia

Atrite reumatoide e medicina integrativa

L'artrite reumatoide è una malattia anzi la malattia reumatica di maggior interesse nella medicina ufficiale del dolore reumatico. 

La malattia è diffusa in tutto il mondo e non sembra che vi siano predilezioni di clima o di razza. La prevalenza è compresa tra lo 0,3 e il 2% della popolazione; l'incidenza è stata calcolata tra i 2 e 4 nuovi casi per 10000 adulti per anno. Le donne sono più colpite degli uomini, con un rapporto di 4:1. L'esordio della malattia può avvenire a qualsiasi età, ma è più frequente tra i 40 e i 60 anni.

La malattia spesso ha un percorso grave ed invalidante, accompagnata da gonfiore, dolore, impossibilità di movimento e degenerazione delle articolazioni colpite.

Artrite reumatoide nella visione della medicina ufficiale

 

Per la medicina ufficiale si tratta di un affezione autoimmunitaria, potendosi dimostrare nei malati il cosiddetto "fattore reumatico", l'immunocomplesso IgG-IgM, al quale viene attribuito la terribile attività distruttiva delle strutture articolari.

A questa definizione segue la necessità terapeutica, di dover combattere la malattia con farmaci immunodepressivi,  come il famoso MTX ( Metotrexate) di origine antineoplastica e tanti altri farmaci, spesso con effetti indesiderati anche di grave entità. 

Vero è, che, una volta scoppiata la malattia con tutto il suo potere distruttivo, difficilmente si trovano vie d'uscita e rimedi alternativi, che riescano contenere il percorso. 

Considerazioni utili perciò riguardano la genesi, gli stadi precoci della malattia ed innanzitutto tutte quelle sindromi reumatiche con sintomatologie simili alla AR, che però non vengono classificate tale per l'assenza del tipico " fattore reumatoide".

1. Il paziente con sintomi di natura reumatica: dolori, tensioni, gonfiori articolari, impaccio funzionale, che ricorre alla diagnostica reumatologica, viene in genere mandato a casa munito di qualche antinfiammatorio, qualora non si possa riscontrare il fattore reumatico nel sangue e quindi non sia possibile diagnosticare la vera AR. Gli altri 99% dei malati non sono d'interesse della reumatologia, trattandosi di casi di reumatismi impropriamente definiti in modo tale e considerati  disturbi di entità trascurabile.

 Nasce qui la discussione sull'eziopatogenesi delle sindromi in confronto dell'artite reumatoide, su eventuali denominatori comuni e sui modi sia della terapia sia della prevenzione.

Al mio parere si tratta nelle sindromi reumatiche con inclusione dell'artite reumatoide  di stadi di infiammazione del tessuto connettivo di origine atopica, rispecchiando nella loro genesi tutte le caratteristiche della malattia atopica, quindi paragonabile all'asma, alle malattie eczematiche, al colon irritabile, alle allergie ecc.

Comune a tutte queste malattie è:

-  l'orgine costituzionale più o meno ingrammata a livello genetico con la permissività dell'epigenetica,

- l'ipersensibilità vegetativa,

- l'alta permeabilità delle barriere mucose,

- associate al sovraccarico di sostanze nocive,

alimentazione avversa,

focolai dentali,

- traumatismi psico-fisici

- ecc.

La differenza delle forme è quantitativa e culmina nell'artite reumatoide, dove i fenomeni autoimmunitari sono più spiccati, sviluppando tutto il loro potere distruttivo, definendo un vero salto di qualità. 

Questa visione della similarità e dell'eziopatogenesi comune  delle malattie con il tipico salto di qualità nelle forme più aggressive, riguarda tante altre sindromi e malattie, che dalla medicina ufficiale sono considerate unità patognomoniche differenti:

- il colon irritabile nelle sue forme di espressione con percorsi di diversa gravità fino alla malattie infiammatorie gravi dell'intestino quali : il morbo di Crohn e la Colite Ulcerosa

- i tanti  eczemi più o meno generalizzati e la Neurodermite

- le bronchiti ricorrenti, poi croniche  e l'Asma Bronchiale ecc.

2. Seguendo questa interpretazione della malattia e rendendosi conto della genesi comune pur con meccanismi, che variano in termini quantitativi finché non avvenga un salto di qualità , nasce un mondo di possibilità di terapia ed innanzitutto di prevenzione ampiamente descritte in altre parti del sito:

- cose è malattia ?

- medicina integrativa

 La salute va ricercata e conquistata innanzitutto dagli individui di costituzione esile. Non si possono accomunare le costituzioni - chiunque ha le sue necessità e debolezze. Prevenzione è il rimedio assoluto - una volta partito il treno, più difficile sarà fermarlo!

Il raffreddore? Colpa del latte, non dei virus!

 

Raffreddore, colpa del latte? Sembra un'ipotesi azzardata. Corrisponde comunque anche alla mia esperienza medica, che togliendo il latte e riducendo l'apporto di glutine alle persone sensibili e magari affetti di malattie atopiche ( allergie, asma, neurodermite ecc.), esse hanno un netto vantaggio, si riducono  i sintomi di base e l'infiammatorietà generale. Nei periodi invernali le tipiche malattie stagionali percorrono in modo attenuato, l'immunità cresce.

Il seguente studio spiega perché dal punto di vista biochimico:

Il raffreddore? Colpa del latte, non dei virus!

La sindrome dell’ apnea notturna

 

 Trattasi di una malattia molto seria anche se generalmente poco conosciuta, rappresenta un'alterazione patologica caratterizzata da pause o interruzioni del normale respiro (maggiori di 30 secondi, appunto l’apnea) durante il sonno. 



 Ci sono due tipi di apnee durante il sonno: centrali e ostruttive.

  • Le prime, spesso mal definite, si manifestano quando i centri cerebrali non riescono a inviare i segnali appropriati ai muscoli respiratori e questo causa l'impossibilità della cassa toracica di espandersi (apnee dette di tipo centrale caratterizzate dalla immobilità del torace).
  • Le seconde, meglio documentate perché seguono a un logica di tipo laringoiatrico, si manifestano quando l'impedimento alla respirazione è dato da un ostacolo al flusso aereo a livello delle alte vie respiratorie, soprattutto della parte posteriore, sia alta che bassa, della faringe. In queste tipo di apnee, gli sforzi per continuare la respirazione saranno comunque presenti, anche se inefficaci a promuovere il passaggio dell'aria dalla bocca (o dal naso) fino ai polmoni (apnee dette di tipo ostruttivo e caratterizzate da movimenti toracici inefficaci).


Le persone più a rischio sono coloro che presentano forte russamento notturno, che soffrono di obesità, che hanno la pressione del sangue alta e che presentano anormalità fisiche a livello del naso o della gola. Inoltre la sindrome delle apnee durante il sonno sembra ricorrere con maggiore frequenza negli stessi gruppi familiari, suggerendo una possibile causa su base ereditaria.

Le conseguenze della sindrome delle apnee notturne vanno dai disturbi dell'umore al pericolo di vita. Le conseguenze sono dovute al fatto che durante le apnee l'ossigenazione del sangue viene a essere temporaneamente compromessa spesso in modo serio e poiché il fenomeno si ripete decine (se non centinaia) di volte ogni notte, questo si traduce in uno stato di stress reiterato per gli organi più sensibili allo stato di ossigenazione ematica: cuore e cervello.

Si tratta quindi di una malattia che si origina nel sonno ma che ha effetti anche durante la veglia.

Per la medicina integrativa, che non si ferma alle apparenze o alle  logiche primordiali, magari di stampo meccanicistico – chirurgico, le cause dell’apnea di tipo centrale vanno cercate nel metabolismo acido-base e di disintossicazione. L’obesità comunemente caratteristica dei soggetti affetti da apnea notturna, a sua volta non significa solo di essere più robusti ma altrimenti sani, benché descrive uno stato di malattia metabolica, che in genere si accompagna di tutta una serie di disguidi funzionali mal accetti dall’organismo quali:

-      Acidosi latente

-      Steatosi epatica con compromissione della funzione di disintossicazione

-      Tolleranza glucidica ridotta fino a stadi di diabete preclinico

-      Insufficienza cardiaca compensata, in seguito sulla via dello scompenso

-      Insufficienza respiratoria con riduzione della capacità vitale del polmone

-      Stasi linfatica, ritenzione idrica

-      Ecc

Al mio parere è proprio la sinergia sconveniente e le conseguenze di questi fattori a limitare la funzione del centro respiratorio.

Questo è regolato dal fine adattamento alle variazioni del PH sanguigno e alla pressione tissutale della CO2, a sua volta rappresentante il pool acido. Un’acidosi latente di lunga durata rende quest’adattamento inefficace, perché porta alla desensibilizzazione dei recettori. Ecco che la respirazione non parte più quando sarebbe necessario per eliminare valenze acide in eccesso.

Tossine di origine epato- intestinali con potere di stordimento cerebrale fanno il resto, fra i quali l’alcol bevuto e quella da fermentazione intestinale, l’ammoniaca di origine putrefattiva intestinale, amine biogeni della stessa origine ecc.. Ipoglicemie notturne che seguono all’iperinsulinemia dell’obese peggiorano la disfunzione.

La terapia nelle fasi iniziali quindi non deve essere solo la maschera CPAP – respirazione assistita, ma con buona volontà ci si mette a riordinare il metabolismo descritto di sopra, e spesso le apnee vengono a meno, fatto giudicabile dalle prestazioni migliori della giornata sveglia, la riduzione della sonnolenza mattutina.

Intolleranza alimentari - test del DNA

Sono malato cronico. Conviene fare una ricerca di intolleranze alimentari a livello del DNA


Esperto risponde:
Io consiglio un procedimento diverso: in caso di una patologia cronica eliminare i blocchi di rilievo dal bidone traboccante e non cercare - almeno all'inizio - fattori di secondo ordine.

Quindi parlare di denti, focolai, psiche, veleni esogeni, alimentazione nociva, geopatie ed elettrosmog.

Se questi fattori primari non rispondono (più) si cerca l'ago nel pagliaio, ad esempio intolleranze alimentari non probabili con il test del DNA o simili. Al contrario facendo questo test in concomitanza con fattori primari esistenti, escono tantissimi alimenti presunti non tollerati, che alla fine tutta l'analisi non porta a una conseguenza realizzabile. Spesso escono 300 su 600 alimenti come non tollerati. Mentre dopo una vera pulizia del bidone a livello grossolano ne escono 10 !

La genetica ( DNA) ha un ruolo importante, ma l'espressione dei geni (epigenetica) è determinante e dipende dalla pulizia del bidone - dalla limpidezza delle reazioni biologiche. 

Un organismo in preda a torchio ad opera dei svariati fattori tossici sopra menzionati non può garantire questo filtro epigenetico, complessa struttura bio - molecolare, che si tiene in piedi con ampio apporto di energia e nutrimento vitaminico e minerale in un ambiente favorevole con un rapporto acido-base perfetto.

E' proprio l'epigenetica, che con il passare degli anni, dopo una vita sregolata e piena di sbagli a livello del mantenimento dell'energia vitale, responsabile dell'esordio della malattie di mezza età: ipertensione, cancri, diabete ecc.. Difetti e loci genetici sfavorevoli li abbiamo tutti. Ma dipende se si riescono ad esprimere a farci davvero ammalare.

 

complessità della vita e trattamenti mirati

Complessità della vita e trattamenti mirati

In giro si sentono spesso parlare di successi terapeutici di rilievo dopo un solo trattamento con solo un singolo procedimento.

Bene, auguri, siamo contenti se una persona trova sollievo senza dover impazzire. E ci sono davvero, neanche solo eccezionalmente, questi miracoli anche nella mia esperienza professionale di tutti giorni.

Ma bisogna comunque considerare, che il mondo e l'essere vivente sono entità talmente complesse, che in genere anche un approccio terapeutico, un qualsiasi intervento dall'esterno deve comunque considerare questa complessità, valutandone le gerarchie di interferenza delle strutture facendone parte.

In medicina ufficiale ci si vanta spesso di interventi chirurgici e farmacologici mirati, che avrebbero risolto ogni problema. Migliorato si, risolto in via durevole e senza provocare sintomi vicarianti ( nuovi sintomi, dovuti all'adattamento dell'organismo all'ingerenza esterna ) ? In genere, no!!

Lo stesso vale per tante offerte terapeutiche in medicina non convenzionale:

- la terapia dell'atlante in chiropratica, che con il trattamento di un solo segmento, anche se di significato sovraordinato, risolverebbe tutti gli squilibri posturali

- la stessa tecnica per i bambini affetti della "KISS - Sindrome", che dovrebbero svilupparsi indisturbatamente dopo un solo intervento

- tutti quei farmaci anche omeopatici e fitofarmaci che guarirebbero un cancro senza ricorrere ad altri procedimenti

- la stessa rimozione dell'amalgama, che lascerebbe sano l'individuo, nonostante che continui con lo scempio della sua vita, fumando e strafacendo

Il mondo e la nostra esistenza psico-fisica hanno talmente tanti strati, tutti in interazione fra di loro, che anche se un "one-shot" può innescare una reazione a cascata, sufficiente a determinare una nuova collocazione dei sistemi, sempre e comunque con seguito di fenomeni di adattamento, escrezione, reazioni primarie più o meno dure e persistenti.

Ergo: la mia vita professionale mi ha insegnato, di cercare di capire la complessità della vita e dei sistemi e di offrire trattamenti e consigli, che si prestano a rispecchiare  questo cosmo.

La “medicina integrativa” e la “posturologia” ne sono l’espressione diretta.

Si cerca di cominciare con l’essenziale, il sintomi più noioso, levare il dolore o il fastidio infiammatorio. Se per un periodo al paziente gli sembra essere un miglioramento sufficiente, bene! Se no, almeno abbiamo la possibilità e gli elementi per scendere nei particolari associati. 

Stress ossidativo e stress nitrosidativo

Stress ossidativo e stress nitrosidativo

 

Mentre nello stress ossidativo sono i  radicali liberi in eccesso a generare fenomeni di ossidazione e con ciò degenerazione dei tessuti dell’organismo, nel nitro- stress è il radicale  NO*  ,il monossido d’azoto, a compromettere in prima linea la funzione dei mitocondri e la produzione di energia per la vita.

Paragonabile con la funzione dei radicali dell’ossigeno anche il monossido d’azoto possiede in determinate condizioni e quantità caratteristiche importanti per la fisiologia del:

- sistema nervoso fungendo da trasmettitore di segnali

 - sistema  immunitario dove partecipa alle difese cellulari

 - sistema vascolare come vasodilatatore e protettore dell’endotelio, riduce la resistenza  polmonare

-  sistema redox (riduzione-ossidazione) captando il NO* i radicali liberi

 

L’aumento del tasso di NO* ha 2 ragioni:

  1. sintesi aumentata del NO * indotta da svariati fattori ( sostanze chimiche, metalli tossici, farmaci come antibiotici, citostatici , statine, nicotina, Viagra!, -  stress emotivo, mancato ed eccessivo movimento)
  2.  accumulo dovuto a fonti esterne (nitrati dell’agricoltura e contenuti negli alimenti)

 

 

Effetti dannosi per l’omeostasi fisica:

- attraverso la genesi di perossido nitrito danneggia le membrane dei mitocondri e della catena respiratoria con conseguente riduzione dell’energia vitale: spossatezza, mialgie, depressioni ecc.

- riduce l’utilizzazione dei substrati : grassi, zuccheri e aminoacidi per la loro destinazione energetica e strutturale

- inflammatorietà eccessiva e permeabilizzazione della guaina emato-cefalica con conseguenti danni del tessuto   nervoso

-  interferendo con la sintesi del glutatione ha effetti negativi sulla disintossicazione

- inibendo enzimi epatici provoca un ipercolesterolemia resistente alla dieta

- consuma la vitamina B12 generandone la mancanza. Uno degli effetti è l’incremento della omocisteina, fattore di rischio cardiaco e cerebrale

- produzione di nitrosamine, potenti cancerogeni

- riduce il livello della serotonina creando squilibri psichici ed insonnia

 

 

Rilevanza clinica:

Il complesso degli effetti negativi dell’ accumulo di NO*  si rispecchia in sindromi patologiche di natura multipla di tipo vegetativo e metabolico.

Incide sulle sindromi  come la MCS, la Fibromialgia, la Sclerosi a Placche, la Sindrome da Fatica, malattie croniche post infezione da virus di Ebstein-Barr, la Borreliosi caratterizzate da stanchezza, disturbi di coordinamento, parestesie e paresi.

Incentiva inoltre la genesi di malattie metaboliche come il diabete mellito e le malattie cardio-vascolari.

Diagnosi:

In caso di sospetto stress nitrosativo si effettua la misurazione della citrullina nell’urina e del tasso ematico  della nitrotirosina

La teoria dell’origine virale delle malattie

Lo diceva già Enderlein e tutti i pleimorfisti del 900: il nostro corpo è abitato da microbi di tutti tipi che vivono in simbiosi con noi e nei loro stadi di sviluppo, non ancora riconoscibili come entità classificabile da germe con denominazione specifica, sono riscontrabili nel microscopio a campo oscura e nel microscopio elettronico come filamenti e corpuscoli, in medicina e anatomia non attribuibili a nessuna funzione oppure a sostanze endogeni ben conosciuti come la fibrina, colloidi vari ecc. 

Ederlein sosteneva che ci fossero sviluppi in modo ciclico fra le varie entità, da proteina, a colloide, a virus, a batterio, a funghi. Questi sviluppi rispecchierebbero le variazioni dell'energia vitale, con l'abbassamento della quale l'organismo si degenerebbe dando via alla metamorfosi dei microbi.

Per quanto riguarda i virus, per Enderlein erano particelle comuni dell'organismo, DNA ed RNA sganciati dalle cellule però con l'autonomia di svilupparsi verso stadi superiori qualora il "terreno" lo permettesse. 

Il seguente articolo di Gian Paolo Vallati ora sostiene una visione simile dimostrando che i virus non sono affatto entità replicanti, patogeni, trasferibili per creare malattie altrui bensì  corpuscoli sganciati senza patogenicità. Non riconosce gli sviluppi descritti, comunque vede il pleiomorfismo, la variabilità, l'importanza del "terreno" che favorisce i mutamenti delle cellule e dell'omeostasi - la salute in confronto della degenerazione :

La teoria dell’origine virale delle malattie

 

I 10 comandamenti per la vita nel tempaccio

I 10 comandamenti per la vita nel tempaccio 

1. Fare una vita, che giova alla salute in senso lato.

2. prevedere all'irrobustimento del fisico - sport moderato - doccia calda e fredda - sauna, non fumare

3. non coprirsi troppo, non riscaldare gli ambienti quando non è veramente utile

4. scegliere un'alimentazione sana da definire in riferimento alla propria costituzione ed  anche in rapporto alle stagioni: fresca, leggera  e umida d'estate - calda, sostanziosa  ed asciutta d'inverno 

5. non prendere se non in casi di rischio per la vita antibiotici, cortisonici, usare disinfettanti negli ambienti di casa, lavarsi il giusto senza eccedere e senza utilizzare detergenti aggressivi. Tutto ciò, che è anti "bios" (vita) uccide man mano anche noi !

6. saper usare bene l'aria fresca - aerare gli ambienti senza raffreddarli, muoversi all'aperto per respirare, ma chiudere le finestre di notte. 

7. Capire che quello che fa bene al sano non necessariamente giova al malato: quando manca energia (malattia da raffreddamento ) se la somministra  - caldo, tisane,  riposo, sonno. Irrobustimento serve da prevenzione non da terapia!!

8. Un abbassamento dell'energia vitale come nelle malattie stagionali si usa come reset - il fisico tramite febbre, sudori, diarree si disintossica. La terapia non deve sopprimere queste reazioni ma canalizzare e magari limitare, come lo prevede l'omeopatia.

9. Quando la salute già è precaria, non bisogna ricorrere in prima linea a rimedi sempre più violenti, ma cercare di capire dove sono le cause

10. Accettare la propria esistenza come parte della natura, rispettandone le regole. Noi non siamo cambiati nelle ultime centinaia di anni, quello che è cambiato è il mondo attorno a noi. Sfruttiamo i vantaggi della modernità, ma accettiamo che il funzionamento di fondo del nostro organismo è ancora quello dei Neanderthal. Ragioniamo in modo dialettico su quello che è da conservare dai tempi antichi in confronto alle invenzioni del mondo d'oggi.

Non sono virus feroci, che ci danno noia da combattere con artiglierie mostruose. 

E' il freddo e l'umido, a cui dobbiamo resistere - tutto qua!

 

Influenza-raffreddore- malattie di stagione


Ci siamo. Eccoci giunti al fatidico annuale appuntamento con l' epidemia di influenza, che secondo gli esperti dovrebbe appunto raggiungere il picco massimo proprio in questo mese.
 
E naturalmente, come sempre, la grande macchina del business farmaceutico si è già messa in moto
in congruo anticipo, grazie allo strombazzamento mediatico che raccomanda la vaccinazione come fondamentale arma preventiva.
 
Sembra, da come se ne parla e si affronta il problema, che malattie da raffreddamento, di cui la comune influenza rappresenta la varietà più severa, siano un destino ineluttabile cui nessuno può sentirsi sicuro di poter sfuggire.
 
Ma è proprio così?
 
Chi scrive non è l' unico a pensarla diversamente. Sì certo, potrei dire che oramai non ricordo più quando è stata l' ultima volta che mi son beccato un simile malanno tale da costringermi a letto (si tratta probabilmente di decenni fa), ma le prove a sostegno, ovviamente, sono ben altre.

Vi siete mai chiesti come abbiano potuto sopravvivere i nostri lontani antenati preistorici, che non godevano certo di nessuno dei nostri innumerevoli vantaggi e protezioni (certo non avevano il riscaldamento nelle loro grotte), e meno che mai disponevano di vaccini e medicinali? Senza tutto ciò che noi moderni diamo per scontato ed indispensabile alla sopravvivenza si sarebbero presto estinti come specie.

 

Come gli stessi termini "raffreddore" e "influenza" ci suggeriscono, in queste comuni indisposizioni stagionali sono implicati il freddo e l' influenza del clima sul nostro organismo.

Ma se tutti pensano al colpo di freddo che ci si busca uscendo di casa non adeguatamente coperti, o per un improvviso abbassamento della temperatura, o perché, data la stagione invernale, è "normale" ammalarsi, la vera spiegazione è molto meno banale, e va ricercata a monte.

Ogni organismo vivente dipende dall'ambiente in cui vive, e perciò risente dei ritmi naturali, ai quali deve adeguarsi, se vuole sopravvivere e conservarsi sano ed efficiente. Esso è pertanto in incessante equilibrio dinamico con l' ambiente,   da cui non può prescindere, tanto che possiamo considerare qualsiasi incidente di percorso, qualsiasi anomalia nella sua condizione come conseguenza di un alterato, disarmonico equilibrio con lo stesso.

Ed è questo equilibrio, che è stato disturbato dalle temperie, dall'ambiente svantaggioso. Magari lo era già prima senza necessariamente produrre sintomi gravi, oppure uno si è abituato ai suoi acciacchi, alla sua tosse da fumatore, a soliti dolori ed alla mancanza di energia vitale, che suole combattere con caffè, nicotina o altre droghe.

Malattia in generale e quelle della stagione fredda in particolare prendono in questa visione il significato di purificazione, reset, ecc.

Il corpo avrà quindi bisogno di "scaricare" l' esubero di sostanze nocive accumulate (che, date le caotiche ed innaturali abitudini dietetiche moderne, è davvero qualcosa di spropositato) per darsi una ripulita, e così alla prima occasione, cioè quando le condizioni ambientali diventano favorevoli e magari il nostro sistema immunitario si trova indebolito, ecco comparire i ben noti sintomi, come tosseraffreddorespossatezzafebbre, che non sono altro che tentativi del nostro corpo di sbarazzarsi di  quanto c'è in esso di indesiderato.

In tutto ciò virus e batteri, come si sa, svolgono il ruolo di capro espiatorio, ma solo perché glielo abbiamo  attribuito noi. Essi in realtà sono solo ospiti opportunistici che approfittano di una condizione a loro favorevole per innescare e accelerare il processo. Non sono dunque la "causa".

Alla luce di tutto questo possiamo dire che è possibile prevenire in linea di massima tutti questi malanni invernali nella misura in cui sapremo adattarci al flusso naturale.

la persona sana davvero, quello che da la dovuta attenzione al suo stile di vita, l'alimentazione, movimento, controllo dell'uso di droghe, farmaci, vaccini, veleni di ogni tipo ecc, all'assenza di focolai, metalli tossici in bocca, che tiene corpo e mente in una sintonia di serenità - questo individuo difficilmente si ammala, solo perché confrontato con freddo e umido.

Certamente esistono comportamenti specifici da adottare quando arriva la stagionaccia: 

- cose ovvie quanto coprirsi ecc.

- combattere il freddo con il caldo, per quanto sembra banale, ma anche l'alimentazione deve rispecchiare questa regola: in inverno attenti agli alimenti freddi umidi (terminologia cinese) quanto verdure crude e frutta, succhi, dolci, latticini, gelati. Ci vogliono alimenti caldi: carne e verdura lessa, tisane, spezie riscaldanti 

- più riposo che d'estate, attività sportive limitate ( l'allenamento aerobico fondo I (100 battiti) dei ciclisti ), cure e abitudini dell'indurimento e irrobustimento  spettano all'estate.


Il raffreddore e anche l'influenza, che sarebbe la versione più acuta ( altro ceppo virale di accompagnamento ) comunque guariscono in 7 giorni. Il rischio per la vita di persone indebolite corrisponde al pericolo della stagione fredda e umida. Si tengano più protette e seguano ancora di più ai consigli dati. 

Riporto qui un riassunto di quest'articolo di Michele Nardella con annotazioni mie.

( http://nardellamichele.blogspot.it/2012/01/influenza-tutto-cio-che-nessuno-vi-ha.html ) 

La fibromialgia

La fibromialgia, o sindrome fibromialgica, è una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità. La sua diagnosi e caratteristiche cliniche sono controverse. Le possibili cure sono oggetto di continui studi.

Gli indici di infiammazione risultano nella norma escludendo perciò l’appartenenza alle malattie di ordine   (infiammatorio ) reumatico. Anche i referti radiologici, scintigrafici ecc sono tutti aspecifici.

 Prevalentemente interessati dal dolore sono: la colonna vertebrale, le spalle, il cingolo pelvico, braccia, polsi, cosce.

Al dolore cronico, che si presenta a intervalli, si associano spesso disturbi vegetativi  e in particolare del sonno, mal di testa ed emicrania nonché astenia, ovvero affaticamento cronico. Inoltre la non-risposta ai comuni antidolorifici, nonché il carattere "migrante" dei dolori, sono peculiari della fibromialgia.

Insorge prevalentemente nelle persone di sesso femminile in età adulta (dalla seconda alla quinta decade, con picchi verso i 25-35 e 45-55 anni), anche se non sono rari casi di fibromialgia in età pediatrica o durante l'adolescenza. Fra le malattie reumatiche è molto rara, l'incidenza fra gli uomini risulta dell'0,5% mentre per le donne arriva a sfiorare il 2% della popolazione mondiale.

 Spesso la diagnosi arriva tardivamente e dopo molti controlli medici, in quanto essendo un insieme di sintomi, spesso viene mal interpretata. La sensibilità al dolore, la facile stancabilità, portano la persona affetta da questa patologia a un isolamento nella vita lavorativa, di gruppo e affettiva, in quanto viene erroneamente valutata come "ipocondria" o esagerazione nel focalizzare i sintomi.

Va segnalato inoltre, come la gran parte dei sintomi è comune ad altre due discusse sindromi imparentate con la fibromialgia: la CFS (Chronic Fatigue Syndrome), cioè sindrome da fatica cronica), e la MCS (o Sindrome da multi-sensibilità chimica). Anche intossicazioni subdoli come dei portatori di otturazioni metalliche non sopportate, focolai batterici  ed insufficienze digestive con disbiosi, fenomeni putrefattivi e fermentativi, l’impatto con fenomeni di elettrosmog,  geopatie ed altri disturbi ambientali,  possono dare i sintomi classificati dalla medicina ufficiale come “fibromialgia”.

Possono dunque presentarsi inoltre  nel soggetto affetto da fibromialgia, una vasta gamma di sintomi, non necessariamente manifestantisi tutti e nello stesso momento. Se ne elencano i principali e\o più diffusi:Il dolore è riferito dai pazienti in vario modo, ma è comunque localizzato e accentuato in punti focali detti "tender points" ,cioè punti dove è possibile evocare previa digitopressione un dolore localizzato.

  • insonnia o sonno non riposante
  • Diminuzione della forza muscolare nelle mani e nelle braccia
  • astenia
  • rigidità e impaccio nel movimento al risveglio
  • crampi (soprattutto notturni)
  • fascicolazioni
  • sensazioni (parestesie) come formicolii, stilettate, intorpidimento
  • cefalea
  • ansia, depressione, attacchi di panico
  • alterazioni dell'equilibrio
  • senso di confusione o di stordimento
  • difficoltà di concentrazione
  • secchezza degli occhi, della bocca, della pelle
  • visione sfocata
  • temperatura alterata oppure alterata percezione di caldo e freddo
  • intolleranza al freddo oppure al caldo-umido, o a tutti e due
  • ipersensibilità della pelle, della vista, dell'olfatto, dell'udito
  • vestibolite (infiammazione cronica del vestibolo vulvare)
  • fotofobia e intolleranza ai segnali luminosi quali: monitor del pc, televisione, ecc.
  • persistenza del dolore anche dopo il trattamento con antidolorifici ed antinfiammatori tradizionali
  • percezione di un dolore "diverso" da quello a cui si era abituati prima di ammalarsi
  • sensibilità ai mutamenti meteorologici ed ai cambi di stagione (meteoropatia)

 

Leggendo questa introduzione si  intuisce, che qui si tratta di una sindrome polimorfa, definita in modo approssimativo “fibromialgia” che significa niente meno di “dolore dei muscoli”, diagnosi incerta senza sbocco terapeutico !

In effetti al paziente affetto si offrono procedimenti vaghi, che generalmente non risolvono il quadro clinico.

Si effettuano infiltrazioni in punti algici, classificati : punti trigger tipica della malattia; si provano trattamenti fisioterapici e alla fine, come comune in medicina, quando non si sa trovano risposte soddisfacenti , antidepressivi per alterare la propria percezione e la soglia del dolore del paziente.

La malattia è comunque cronica e alquanto indebolente.

Per la medicina integrativa si pone la domanda delle cause possibili, che nel contesto possono generare una sindrome di questo tipo. Quello che in modo statisticamente significativo si constatano sono:

  • una ipersensibilità corporea – psichica a stimoli nocivi ( indirizzo : MCS) dovuta a una costituzione atrofica con ridotta vitalità, quindi spiccata reazione a fattori intollerabili quali :

                - fumo ed altri vizi dannosi, focolai, alterazione dell’ecologia del corpo di  

                     vario genere, disturbi ambientali

               -  intolleranza alimentari ed incongruenze nello stile di alimentazione

               - sforzi fisici, lavori impegnativi, traumatismi

              -  stress psichici

La terapia quindi consiste nel ripristino dell’armonia psico – fisica dell’individuo con tutte le sue sfaccettature, dandogli la certezza, che gli si ascolta, che lo si prende sul serio con quanto descrive!

 

 

intossicazioni subdoli

Con pochi accorgimenti non costosi possiamo evitare nella vita quotidiana l'esposizione a veleni, che con esposizione cronica compromettono la salute in modo cospicuo. In prima linea è da considerare il bisfenolo A, ingrediente della plastica, un xeno - estrogeno, che altera la funzione ormonale con conseguenze: endometriosi, sterilità, impotenza, acne, caduta dei capelli ecc.

Chiaramente vige anche per quest'argomento la regola del vaso traboccante. Più si sommano veleni, focolai, sovraccarichi, più grande sarà il danno per la salute.

Divieto del bisfenolo A nei biberon negli USA

WWF: Svelena il tuo mondo

http://www.my-personaltrainer.it/alimentazione/bisfenolo.html

Die eigenen Hormone schuetzen - Achtung Bisfenol A

salute e geni

Fin a qualche anno fa la scienza era convinta, che il nostro destino fosse determinato da 3 fattori di simile entità: 

- i geni, della cui qualità e predizione non si scappa

- lo stile di vita

- fattori imprevedibili d'impatto negativo quanto incidenti ecc.

Questo concetto, innanzitutto riguardo alla ineluttabilità della determinazione genetica, si sta alquanto modificando, introducendo la variante della epigenetica, responsabile essa di governare sull'espressione dei geni e quindi capace, di inibire percorsi patologici, pur trascritti dai geni. Quest'epigenetica a sua volta ha bisogno di energia per il suo funzionamento ed è quindi dipendente dal nostro stile di vita, dalla purezza o dall'inquinamento delle nostre risorse di vita. 

Ergo: la parte della nostra esistenza, che compete alle nostre decisioni, alle nostre scelte su come gestire la nostra vita, si è ingrandita notevolmente, e abbiamo per lo meno una co - responsabilità individuale, quando siamo portatori di una genetica scadente e poi ci ammaliamo. 

Leggete quest'articolo in merito ai gemelli diversi

Acidosi latente, malattia e cancro

 Acidosi latente, malattia  e cancro 

Una dieta iperproteica in base a un eccesso di carne, salumi, pesce, latticini magari associata al esposizione frequente di antibiotici e minerali basici composti da carbonati (carbonato di calcio, carbonato di magnesio ecc) portano col tempo ad una alcalinizzazione dell’intestino, alterazione della flora intestinale, aumentata produzione di ammoniaca con conseguente intossicazione epatica. Ammoniaca è un potente veleno cellulare, che inibisce la respirazione cellulare – produzione di energia nei mitocondri. Termine moderno ormai affermato nella scienza medica è la “mitocondriopatia”, che sembra lei essere causa della maggior parte delle malattie croniche quanto sindrome metabolica con ripercussione sull’endotelio vascolare, arteriosclerosi, infarto miocardico ed ictus, e dall’altra parte le malattie maligne, quindi tutto sommato causa dell’80 % dei decessi nella società moderna.

Oggi generalmente accettate nella scienza medica sono le ipotesi del dottor Otto Warburg, (Premio Nobel 1931 per la scoperta sulla causa primaria di cancro) , che già negli anni 30 postulò, che alla base della degenerazione maligna della cellula ci stia l’incapacità di utilizzare ossigeno per la produzione di energia (ATP), evenienza, alla quale la cellula risponde con un metabolismo fermentativo, sfruttando glucosio come elemento primario di combustione. Conseguenza è la massiccia liberazione oltre che di ammoniaca,  di acido lattico innanzitutto sinistrogiro, che accumulato nei tessuti, nutre il tumore, distrugge le difese e porta all’acidosi del malato di cancro e alla sua fine. Cellule, che meglio delle altre riescono ad implementare il metabolismo fermentativo oggi si chiamano “cellule cancerose staminali”. Nessuna chemo- o radioterapia è in grado ad uccidere queste cellule altamente indifferenziate; piuttosto provocano la selezione fra le masse cellulari di quelle più resistenti a diventare a loro volta “cellule cancerose staminali”.

Arma efficace contro la “mitocondriopatia” ingenerale e la sdifferenziazzione verso la cellula maligna è una terapia valida del “metabolismo acido-base” che poggia sui seguenti elementi:

  • Apporto di acido lattico destrogiro e minerali basici composti da citrati per normalizzare il ph dell’intestino, stimolare le ricreazione di una flora batterica regolare, eliminazione di fermentazione e putrefazione intestinale, riduzione della produzione di ammoniaca, detossicazione del fegato, ed innanzitutto generazione di acido butirrico – butirrato, validissimo agente anticanceroso, in grado perfino a provocare la ridifferenziazione di cellule maligne
  • Implementazione di germi fisiologici intestinali, fra altro lattobacilli e batteri bifido
  • Alimentazione con eccesso vegetale (natura e preparazione da convenire con la capacità digestiva) in confronto degli alimenti di origine animale

Quindi carne, pesce e uova si mangiano, sempre considerando la base vegetale.

Il vegetarismo radicale è al mio avviso non la via ideale, perche difficilmente da gestire, si ha fame e si casca nella trappola dei carboidrati e quindi nel vizio dello zucchero. Chi è abbastanza convinto da poter garantire una sua alimentazione vegetariana per tutta la sua vita – al mio parere un approccio religioso e ideologico –sembra avere comunque un vantaggio, ma guai se si decide di interrompere la via, ha perso nel frattempo tutta l’enzimatica per la digestione normale e produrrà scorie e residui, che a loro volta sono punto di partenza di una carriera di intossicazione e linfostasi, difficilmente da venirne fuori.

L’elemento più critico nella descrizione della degenerazione mitocondriale e del dissesto del metabolismo acido-base è l’ammoniaca. Essendo coinvolto nella “mitocondriopatia” diventa responsabile di patologie del tutto diverse:

  • Sindrome da fatica, ovvero spossatezza, malumore, depressioni, fibromialgia ecc.
  • Degenerazione cerebrale tipo Alzheimer. Ammoniaca attraversa facilmente la guaina emato- cefalica.
  • intossicazione del fegato con degenerazione grassa
  • degenerazione tubulare del rene fino al carcinoma del rene
  • ulcere gastriche dovute in parte all’ammoniaca prodotta dal Helicobacter pilori

La nostra alimentazione odierna, cosiddetta civilizzata, ci rende stanchi, acidi, grassi e malati.

A causa dei meccanismi su descritti è la “mitocondriopatia” responsabile per lo stress ossidativo la mancanza di energia, che di riflesso a livello dei centri cerebrali si traduce in fame, soddisfatta prevalentemente con carboidrati, perche sfamano prima o per lo meno con un’alimentazione ad alta densità calorica, non tipica per l’offerta della natura. Nasce un ciclo vizioso, che mantiene la patologia d’origine.

Via d’uscita : quanto sopra - combattere l’acidosi latente

e l’intossicazione da ammoniaca.

 

Snelli e vitali con un metabolismo acido-base in equilibrio!!

 

metabolismo acido-base

Metabolismo acido-base

Raramente si trovano tante discussioni ed affermazioni contrastanti quanto su quest’argomento. Pubblicazioni in merito ce ne sono a migliaia, spesse volte copiate una dall’altra, e purtroppo raramente colpiscono il nocciolo della problematica. Ci hanno voluto anni ed anni anche per me, a capire meglio il quesito e trovare della letteratura davvero attendibile.

Cerco di dare un riassunto della mia conoscenza attuale e dare consigli validi:

Il nostro corpo non è stato concepito per smaltire alimenti denaturati, arricchiti di chimica, di calorie, di zuccheri ecc, prodotti per deglutire senza masticare ne stimolare tutta la catena di eventi digestivi, né per poter evadere dalla offerta della natura, che per 4.000.000 meno 50 anni ci ha costretto, di limitarci ad accettare un regime di tanta verdura e frutta con una quantità ridotta di carne.

Lo svantaggio delle condizioni alterate di alimentazione consiste nella produzione dell’acidosi metabolica latente per le seguenti ragioni :

- il contenuto intestinale che non segue alle regole dello smaltimento digestivo normale,  favorisce fenomeni di fermentazione alcolica e putrefazione con produzione di ammoniaca ed altre sostanze tossiche. Risultato: intossicazione epatica, alterazione della flora, consumo delle riserve basiche ecc. e quindi acidosi metabolica

- lo scambio della base vegetale dell’alimentazione con l’apporto iperproteico da troppa carne e prodotti lattiferi

- l’aumento d’importo di zuccheri ed amidi da farinacei raffinati

- integratori chimici che bloccano reazioni fisiologiche utili

L’acidosi metabolica latente s’innesta, qualora siano superati i limiti di funzionamento dei sistemi tampone, di cui l’organismo è fornito. Essi servono per garantire entro confini assai ristretti il ph del sangue, smaltendo acidi eccessivi per via respiratoria, renale, intestinale e quant’altro, e cercando di neutralizzare la restante parte di acidi con minerali ad effetto anti acido, che il corpo ha a disposizione nelle ossa, nei denti, capelli ecc.

Purtroppo la medicina ufficiale non considera questi fenomeni, perche si eseguono ancora nella fase preclinica dell’indebolimento del corpo, non lasciano sintomi di natura vitale paragonabili allo stato di malattia conclamata, quando si arriva all’acidosi metabolica manifesta per alterazione del ph del sangue e la morte sta vicina. Anche il riassorbimento osseo, l’osteoporosi, si suole spiegare con il decadimento ormonale della donna menopausale, piuttosto che con la necessità di attingere a sali minerali neutralizzanti. Fra questi il ruolo predominante gioca il magnesio, elemento cruciale non solo del metabolismo dell’osso ma anche della muscolatura, del tono vascolare, della membrana cellulare. Essendo deviato il magnesio per neutralizzare gli acidi, manca altrove.

Anche le malattie del cuore quali ipertensione arteriosa,  infarti, insufficienza cardiaca, ictus , aritmie , causa n° 1 di morte nel mondo occidentale sta in rapporto con squilibri del metabolismo acido-base e mancanza di elettroliti quali magnesio e potassio.

Le malattie renali, le dialisi si sono raddoppiate i questi anni. Causa è il sovraccarico acido e da ammoniaca, conseguenza di quanto sopra.

È anche vero, che è difficile dimostrare l’acidosi latente in laboratorio. L’esame del ph nel sangue rimane stabile fino a poco prima della morte, il ph dell’urina, per lo meno il rilievo singolo è insignificante. Esistono test di titrazione dell’urina, per cercare la soglia di compensazione e l’analisi dei gas venosi, ambedue riservati ad ambienti ospedalieri.

L’unico metodo di facile attuazione è il rilievo di varie misurazioni in giornata per seguire all’oscillazione del ph a digiuno e dopo i pasti, fra acidità e cosiddetta marea basica. Riscontro frequente è l’urina acida permanente o anche basica persino a digiuno, due situazioni di gravità. Acidi nascono a digiuno, in seguito a stress, simpaticotonia, atteggiamenti aggressivi, mentre durante il riposo, dopo i pasti, quando governa il sistema del vago abbondano le basi.

Come già accennato, superate le capacità d’escrezione  e neutralizzazione  degli acidi da parte dell’organismo, esso inizia a riempire la discarica interna, il tessuto connettivo. Questo a sua volta degenera, perde l’elasticità, si gonfia, come dimostra l’esempio della cellulite. Sortiscono dolori reumatici, fibromialgici. Si creano calcificazioni a livello delle inserzioni tendinee e nelle borse mucose, come tipicamente sotto l’acromion, tetto della spalla.

Purtroppo c’è anche di peggio: nel tentativo di liberarsi degli acidi, questi sono spostati all’interno delle cellule, l'acidosi intracellulare. E lì, che svolgono tutta la loro funzione malefica, aggredendo i mitocondri, i siti della respirazione cellulare e creazione di energia. Acidosi intracellulare a lungo andare crea cancro!

“Tutte le morti chiamate naturali non sono altro che il punto terminale di un saturazione di acidità nel corpo.” (Dr. George W. Crile,  Cleveland, uno dei chirurghi più rispettati al mondo)

Ergo:

Prevenire l’acidosi latente con alimentazione adatta, movimento frequente con buona respirazione , bere acqua idonea, ipoosmolare, oligominerale, meglio prodotta con apparecchi ad osmosi inversa da istallare  in casa.

Dopo i 40 anni comunque, poi dopo sforzi, attività sportive, stress e quant’altro,ci vuole l’ integrazione con sali basici in base a citrati di magnesio, potassio, calcio; poi supplementazione di oligoelementi quali zinco, selenio, vitamine ecc, in prodotti di valore, ad alto assorbimento con formule di alta purezza e bioassimilabilità.

Gli integratori basici devono essere a base di citrati! Purtroppo in commercio si trovano di solito formule basiche con carbonati e sodio. L’apporto di carbonati porta all’alcalinizzazione dell’intestino provocando un ambiente putrefattivo, alterazione della flora, intossicazione del fegato, rischio di cancro. L’ammoniaca, che si sviluppa in quest’ambiente, ha una tossicità 1000 volte più dell’alcol!  Pazienti con patologie diverse vengono alla consultazione e sono compiaciuti  del loro ph basico dell’urina del mattino, non sarebbero affetti da acidosi – sono loro spesso intossicati da ammonica , la peggiore conseguenza dell’acidosi latente.

Conclusione: curare si può, prevenire è meglio. Attenti allo stile di vita, l’alimentazione. Un consulto dallo specialista è di vantaggio, visto che il campo è troppo eterogeneo.

Leggete anche questa ricerca:

http://www.medimagazine.it/invecchiamento-cellulare-definiti-eventi-di-rilievo-allinizio-del-processo/

Cosa è malattia?

Cosa è malattia?

È lo stato dell’organismo al di là delle sue capacità compensatorie, di smaltire fattori avversi per il suo funzionamento ideale. Può ma non deve necessariamente evidenziarsi con sintomi.

Chi determina le capacità compensatorie?

Ogni individuo ha la sua costituzione, che può essere più o meno ferrea e gli conferisce poteri di sopravvivenza definiti.

Le vie di difesa e quindi di mantenimento della salute si svolgono sostanzialmente attraverso due meccanismi:

  1. L’escrezione – liberarsi di tutto ciò, che viene considerato dannoso
  2. L’impregnazione o stoccaggio di ciò, che non può più essere eliminato, in un grosso bidone a capienza definita. Quando è pieno, comincia la malattia!

Il bidone è la matrice extracellulare – il tessuto connettivo , termini che in medicina ufficiale giocano un ruolo assolutamente periferico, ponendo essa la cellula nel centro dell’attenzione, presumendo che invece il funzionamento base e quindi anche la malattia, intesa come disfunzionamento, parta a livello cellulare. Questa visione fraintende la dialettica fra terreno e pianta, fra matrice e cellula, che si influenzano fra di loro.

Nel 1865 il fisiologo francese Claude Bernard docente presso l’università della Sorbona annunciò la sua teoria di “ambiente interno”. 
“La fissità dell’ambiente interno costituisce la condizione in cui la vita può avvenire in maniera libera ed indipendente. Tutti i meccanismi vitali hanno un unico scopo, quello di mantenere costanti le condizioni nell’ambiente interno. La costanza di un ambiente interno è la condizione per una vita libera ed indipendente. Il terreno è tutto”.
L’intuizione di Bernard si basava sul fatto che le variazioni esterne fossero continuamente compensate ed equilibrate. La nozione di ambiente interno va quindi di pari passo con l’idea di regolazione. 
Lo spazio tra l’ambiente interno e quello esterno è dato dalla matrice extracellulare.
La matrice extracellulare rappresenta e “forma” il sistema di base di tutti gli organismi, locus in cui nutrimento, controllo e gestione di tutte le cellule trovano la propria integrazione ed il momento di scambio reciproco di informazioni .
Nel 1929, Walter Cannon (1871-1945) definì con il termine omeostasi la tendenza dell’organismo a mantenere un disequilibrio permanente in uno “Stato Stazionario”, reso possibile da un flusso di energia in entrata ed in uscita dal sistema. 
Recenti evidenze sperimentali indicano che le modificazioni della matrice influenzano la dinamica cellulare: è enorme la quantità di informazioni che possono essere immagazzinate a questo livello e trasmesse alle cellule come istruzioni per il loro fisiologico funzionamento. L’idea di un “sistema” di regolazione, o di base, che ci possa difendere si afferma sempre più nella Medicina Fisiologica di Regolazione (MFR), non solo come presupposto ad un nuovo modo di pensare semplicemente sistematico, ma a tutti i livelli della ricerca. Appare ormai evidente che ogni oggetto d’indagine, dalla singola cellula all’organismo nella sua totalità, non può più essere considerato isolatamente, ma va inserito in un contesto di scambio continuo esteso dalla matrice extracellulare all’ambiente vitale. 
Nella Medicina Fisiologica di Regolazione (MFR), dunque, la cellula va vista come elemento funzionalmente collegato alla matrice cellulare. La regolazione di base è, pertanto, l’espressione del corretto svolgersi di questa vitale interazione che, materialmente, avviene tra alveo circolatorio terminale, sostanza fondamentale e cellule. L’affermarsi di questo punto di vista, non solo nella teoria, ma anche nella prassi medica, può aprire nuove vie alla terapia dei disturbi funzionali, delle malattie croniche e degenerative.
Con la Medicina Fisiologica di Regolazione (MFR) si va oltre la visione statica della matrice: essa viene interpretata come la vera unità morfo-funzionale, il continuum "vaso-matrice-recettore di membrana".
Uno dei cardini della Medicina Fisiologica di Regolazione (MFR) è la visione olistica dell'organismo umano inteso come un sistema complesso in cui altri sotto-sistemi, anch'essi complessi, lavorano collegati tra di loro ad un livello di interdipendenza coordinato.
Il Drenaggio Biologico è un meccanismo reologico di depurazione connettivo-parenchimale, induttore di un riequilibrio ottimale per lo scambio informativo-energetico-metabolico da e verso le cellule. 
Risiedono nella matrice i delicati sistemi che regolano la bilancia salute-malattia.
Purtroppo per questo suo ruolo speciale la matrice extracellulare, cioè quello spazio esterno alle cellule immerso nella circolazione emato-linfatica, risulta essere la sede tipica di accumulo dei depositi tossici.
La sua regolazione in gran parte sganciata da fattori genetici è evidentemente necessaria per la continua e variabile esposizione ai fattori ambientali fisico-chimici.
La matrice extracellulare, con il passare del tempo, per l’effetto combinato di fattori esogeni (radiazioni, metalli tossici, diossine, farmaci, virus, batteri) ed endogeni (determinati da incongrui stili di vita), perde progressivamente la sua integrità morfo-funzionale. L’alterazione degli scambi metabolici compromette la comunicazione tra le cellule ed i residui tossici delle attività cellulari si vanno ad accumulare innescando così un pericoloso circolo vizioso che accelera i processi degenerativi. 
La matrice extracellulare purtroppo accoglie, così come i nutrienti, anche le sostanze tossiche che lì si accumulano. La matrice extracellulare è composta da una sostanza fondamentale e da fibre. La Funzione principale della Sostanza Fondamentale sono quello di dare resistenza alla pressione (gel idratato). Quella delle Fibre è di dare resistenza alla trazione. La presenza di acqua facilita il passaggio di sostanze di nutrimento e di scarto tra tessuti e sangue o linfa. 

Quando la capienza della matrice è satura e i meccanismi di smaltimento sono esauriti, il bidone trabocca ed entriamo nella fase dello scompenso  - la malattia. Purtroppo questo processo non necessariamente si fa sentire subito  con dei sintomi, può passare per molto tempo in modo silente, mentre il corpo già è in preda a gravi degenerazioni di ogni tipo, anche cancerose. Altre volte ci sono sintomi, ma aspecifici, che non vengono presi sul serio o magari soppressi con farmaci “anti”. Fortunato sarà, che abbia la sensibilità di percepire il processo devastante fin dall’inizio e reagisce in modo adeguato.

Ergo: occhio a riempirsi di scorie difficilmente smaltibili:             

-        Vaccini                                                                                   

-        Amalgama e altri metalli pesanti                         

-        Tossine di ogni tipo, cadaveriche,  materiale chimico, farmaci, cosmetici

-        Fumo

-        Alimenti non facilmente degradabili come le    proteine, non ne esagerare con l'apporto !

-        Elettrosmog

Tenere il sistema di escrezione in forma:

-        Alimentazione e liquidi, cultura del mangiare, non abbondare, evitare gli eccessi e lo squilibrio

-        Movimento, applicazioni di beneficio per la statica e dinamica corporea

-        Sudore, funzione intestinale, renale ecc

-        Vitalità, riposo, equilibrio

-        Psiche sana

 

Le costituzioni

È bello, che non siamo tutti uguali!!

Per quanto riguarda la biologia e la sua aberrazione – la patologia, si possono differenziare tanti modi, tanti atteggiamenti diversi, tanti livelli di forza ed elasticità, ad affrontare il proprio destino e la vita.

Tutt’al contrario della medicina tradizionale occidentale, la quale suggerisce, che un sintomo va trattato sempre allo stesso modo e un farmaco deve accertare la sua validità nella prova del doppio cieco – quindi deve agire in tutti gli individui con la stessa efficacia, cercando di escludere anche la soggettività fra medico e paziente, il rapporto umano, che potrebbe indurre un effetto placebo.

Ognuno di noi nasce con la sua costituzione in base alla sua genetica; cresce nel suo mondo e o assorbe o dissipa la sua energia di vita. Riempie in questa maniera il suo bidone di potenzialità, di poteri di compensazione e riparazione di quanto gli succede. Un qualche giorno questo vaso traboccherà, e li inizia la malattia, lo scompenso.

Qui interviene la medicina tradizionale. Le fasi precedenti non le valuta, sono di pertinenza di erboristerie e massaggiatori.

Nel parere della medicina integrativa è la fase preclinica, la quale ha un’enorme importanza, seguire il soggetto fin dalla nascita, darli i consigli giusti per vivere, motivarlo a rispettare le leggi della natura e della salute e via dicendo. Mica è obbligatorio ammalarsi seriamente e morire, e prima non c’era segno di niente, magari il referto medico e i valori di laboratorio in regola.

No, bisogna sapere di più su quello che fa bene e quello che fa male nella vita. A cominciare con la fase neonatale, il parto, i medicinali, i vaccini, l’alimentazione con latte di mucca invece dell’allattamento, gli antibiotici contro le reazioni a queste violenze, la diatesi allergica – autoimmune, ulteriore conseguenza alla distruzione dell’immunità, poi la carie dei denti, le otturazioni tossiche, l’acidificazione dell’organismo, inizio della malattia cronica, i reumatismi, gli squilibri psichici – neurologici ecc.. C’è, chi lo sopravvive anche a lungo, magari fumando fin nell’età avanzata, quello con la costituzione di ferro. Bene!! Sono sempre meno questi soggetti. Il resto vive, e vive anche a lungo – vedi le statistiche! Ma più che vivere, patiscono, vegetano e oltre una certa età non si gode più per nulla la propria vita.

E bene, il rimedio c’è. Attenzione, rispetto per le regole, modestia, prevenzione, cure a misura con terapie regolative in base alla medicina integrativa – la chiropratica – l’osteopatia – posturologia – terapia di Mayr – omeopatia!_

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